Il colesterolo degli affamati
Il 19 e 20 settembre prossimi, a New York, le Nazioni Unite e la Non-communicable Diseases Alliance (l’organismo che si occupa delle malattie non trasmissibili, come quelle cardiovascolari e croniche polmonari, l’asma, i tumori, il diabete) discuteranno un piano mondiale che prevede di allargare alcuni screening di massa preventivi ai paesi terzi. Il motivo è che quelle malattie “contribuiscono in larga misura alla mortalità globale e alla mortalità dei paesi a basso e medio reddito”.
16 AGO 20

A contestare questa affermazione è, sul British Medical Journal, la presidente del Royal College dei medici di famiglia inglesi, Iona Heath (alle spalle trent’anni di pratica in uno dei quartieri più poveri di Londra). In realtà, secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità, nota la Heath, risulta che in Europa effettivamente l’81,2 per cento degli uomini e il 90,4 delle donne muoiono per una malattia cronica, ma che in Africa questo accade solo per il 24 per cento degli uomini e il 25,8 per cento delle donne. In certe parti del mondo, insomma, bisognerebbe mettere in condizione la gente di arrivare alla vecchiaia, scrive ironicamente la Heath, perché diventi prioritario affrontare le patologie croniche.
Prima di quel momento – non è nemmeno necessario essere grandi esperti di politiche sanitarie per intuirlo – nei paesi poveri è indispensabile concentrare sforzi e fondi per contrastare la mortalità precoce (basti pensare al problema della malaria). Ma dalla eccessiva sollecitudine di Oms e Ncds Alliance non si salva, a maggior ragione, nemmeno il mondo industrializzato. Sempre Iona Heath, sul Bmj, spiega che le nuove soglie di pericolo stabilite dall’Oms per la pressione e il colesterolo (rispettivamente 140/90 e più di 5,2) sono eccessive e “inopportune”, perché hanno prodotto medicalizzazione di massa e immenso spreco di risorse. Ora, conclude, sarebbe grottesco, se non tragico, se queste soglie già molto dubbie e contestate venissero estese anche ai paesi poveri. E indica negli interessi delle case farmaceutiche che supportano la Ncds Alliance la fonte principale delle pressioni per arrivare, al summit di New York, a decisioni molto discutibili.